IL RIFIUTO DELL' ESTRADIZIONE DELL' ASSASSINO CESARE BATTISTI? VERGOGNOSO....!!!!
Scritto da Francesco Bordoni   
Thursday 15 January 2009

ImageLa decisione del governo brasiliano in merito al rifiuto dell'estradizione dell'assassino Cesare Battisti è di una gravità eccezionale: è stata assunta unilateralmente dal governo Lula nonostante il parere contrario del Comitato nazionale per i rifugiati (il Conare, che aveva respinto già a novembre la richiesta di asilo politico di Battisti con tre voti contrari contro i due favorevoli, ndr). Il Ministero della giustizia brasiliano, ribaltando il giudizio del Conare, ha attribuito al detenuto lo status di rifugiato per cui sarà ora rimesso in libertà dopo un anno e dieci mesi di reclusione in Brasile. Dispiace prendere atto che alcuni Paesi dell'Unione Europea, sensibili ai diritti umani, abbiano esercitato pesanti pressioni dimenticando che il Battisti sia il vergognoso protagonista di efferatissimi atti di sangue".

Questa è la dichiarazione dell'Onorevole Alfredo Mantica del PdL - che riassume al meglio il pensiero del mondo politico italiano della destra - non appena saputa la notizia che Ministro della Giustizia brasiliano, Tarso Genro, ha deciso di non concedere l'estradizione a Cesare Battisti, protagonista delle stragi di sangue degli 'anni di piombo' in cui, tra il 1977 ed il 1979, ha militato tra le file dei 'Proletari Armati per il Comunismo'.

Battisti è stato condannato all'ergastolo per quattro omicidi: come autore del delitto di Antonio Santoro (Udine, 6 giugno '78), come copertura armata all'esecutore dell'omicidio di Lino Sabbadin (Santa Maria di Sala, 16 febbraio '79), come co-ideatore e co-organizzatore dell'attentato a Pierluigi Torregiani (Milano, 16 febbraio '79) e come esecutore materiale dell'assassinio di Andrea Campagna (Milano, 16 aprile '79).

Il segretario agli affari legislativi del ministero della giustizia del Paese Sud Americano, Pedro Abromovaj, ha così giustificato la mancata estradizione dichiarando che: "E' tradizione del Brasile considerare di concedere lo status di rifugiato politico ogni volta che riteniamo che esiste un fondato timore di persecuzione politica contro un cittadino e la decisione e' stata presa sulla base dello statuto dei rifugiati del 1951 e della legge 9.474 del 1997 che prevedono quali ragioni valide per la concessione dell'asilo politico il fondato timore di persecuzione per motivi di razza o di opinione politica''.

Si sono, così, susseguite durante tutta la giornata le reazioni degli uomini politici italiani che come minimo comun denominatore considerano quest'atto una vergogna.

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Ultimo aggiornamento ( Saturday 24 January 2009 )
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Jan Palach: 16 - 01 - 1969
Scritto da Nico Camilli   
Wednesday 14 January 2009

 Jan Palach (Všetaty, 11 agosto 1948 – Praga, 19 gennaio 1969) è stato uno studente cecoslovacco divenuto simbolo della resistenza anti-sovietica del suo Paese.

Iscritto alla Facoltà di filosofia dell'Università Carlo di Praga, assistette con interesse alla stagione riformista del suo paese, chiamata Primavera di Praga. Nel giro di pochi mesi, però, quest'esperienza fu repressa militarmente dalle truppe dell'Unione Sovietica e degli altri paesi che aderivano al Patto di Varsavia[1].

Nel tardo pomeriggio del 16 gennaio 1969 Jan Palach si recò in piazza San Venceslao, al centro di Praga, e si fermò ai piedi della scalinata del Museo Nazionale. Si cosparse il corpo di benzina e si appiccò il fuoco con un accendino. Rimase lucido durante i tre giorni di agonia. Ai medici disse d'aver preso a modello i buddisti del Vietnam[2]. Al suo funerale, il 25 gennaio, parteciparono 600 mila persone, provenienti da tutto il Paese.

Jan Palach decise di non bruciare i suoi appunti e i suoi articoli (che rappresentavano i suoi pensieri e i suoi ideali), che tenne in un sacco a tracolla molto distante dalle fiamme. Tra le dichiarazioni trovate nei suoi quaderni, spicca questa:

« Poiché i nostri popoli sono sull'orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l'onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l'abolizione della censura e la proibizione di Zpravy[3]. Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s'infiammerà »

Non si è mai saputo se davvero ci fosse un'organizzazione come quella descritta da Palach nella sua lettera[4]. È certo però che, grazie a questo gesto estremo, Palach venne considerato dagli anticomunisti come un eroe e martire; in città e paesi di molte nazioni furono intitolate strade con il suo nome. Anche la Chiesa Cattolica lo difese, affermando che "Un suicida in certi casi non scende all'Inferno" e che "non sempre Dio è dispiaciuto quando un uomo si toglie il suo bene supremo, la vita"[5]. Questo clima portò a drammatiche conseguenze: almeno altri sette studenti, tra cui l'amico Jan Zajíc, seguirono il suo esempio e si tolsero la vita, nel silenzio degli organi d'informazione, controllati dalle forze d'invasione.

Dopo il crollo del comunismo e la caduta del Muro di Berlino, la sua figura fu rivalutata: nel 1990 il presidente Václav Havel gli dedicò una lapide per commemorare il suo sacrificio in nome della libertà. Oggi, molte associazioni studentesche, anche di sinistra, lo ricordano come una persona morta in nome dei suoi ideali, e non sono pochi i circoli di giovani dedicati a Jan Palach, mentre solo il Partito Comunista di Boemia e Moravia mantiene ancora un parere negativo riguardo l'eroica azione.

Ultimo aggiornamento ( Wednesday 14 January 2009 )
 
Una via dedicata ai caduti di Acca Larenzia
Scritto da marcofuan   
Friday 09 January 2009

Vale la pena pubblicare un articolo de 'Il Giornale' del 9 gennaio 2009 che riporta una iniziativa della giunta Alemanno che finalmente renderà giustizia (almeno in parte e mai completamente alle famiglie delle vittime e alle vittime medesime) agli Angeli di Acca Larenzia e agli altri nostri Angeli tutti.

A voi:

Roma - «Entro l’anno si può sostituire il nome di via Acca Larentia con “via dei Martiri di Acca Larentia”. Si potrà deliberare quando si riunirà la prossima commissione toponomastica e per il prossimo anniversario potrebbe esserci la nuova targa». L’assessore alla Cultura del Comune di Roma, Umberto Croppi, ha ipotizzato la possibilità di intitolare una via della Capitale ai tre giovani militanti dell’Msi uccisi da un commando della sinistra extraparlamentare esattamente 31 anni fa.

La storia Il saggio storico «Cuori neri» (Sperling & Kupfer, 18 euro) di Luca Telese ha riportato alla memoria la storia dei giovani iscritti al Movimento sociale vittime della violenza di sinistra tra il 1970 e il 1983. Tra questi Franco Bigonzetti (20 anni) e Francesco Ciavatta (18 anni), trucidati da un commando composto da sei persone all’uscita dalla sede dell’Msi di via Acca Larentia nel quartiere Tuscolano la sera del 7 gennaio 1978. Nel corso dei tafferugli scoppiati dinanzi alla sezione, in seguito al duplice omicidio, perse la vita anche Stefano Recchioni (19 anni), colpito accidentalmente da un proiettile sparato dal capitano dei Carabinieri, Edoardo Sivori. L’azione terroristica fu rivendicata dai «Nuclei armati di contropotere territoriale». Le indagini, protrattesi per oltre dieci anni, misero in evidenza che l’arma del delitto, una mitraglietta Storpio, fu utilizzata in tre omicidi delle Brigate Rosse: quello dell’economista Ezio Tarantelli, dell’ex sindaco di Firenze Lando Conti e del senatore Roberto Ruffilli. Al processo i tre imputati, tutti ex militanti di Lotta Continua, furono assolti per insufficienza di prove.

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Ultimo aggiornamento ( Wednesday 14 January 2009 )
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