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Scritto da Marco Petrelli
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Tuesday 04 November 2008 |
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“Sono antimilitarista, antinazionalista, antipatriottico”. Così esordisce Piero Sansonetti, direttore di Liberazione, nella puntata di “PORTA A PORTA” dedicata al 90^ della fine della Grande Guerra. Di fronte al Ministro della Difesa La Russa e alla Medaglia d’Oro al Valor Militare Capitano Gianfranco Paglia, il direttore dell’organo ufficiale di Rifondazione affonda chiedendo “di ricordare i morti fucilati per diserzione”. In democrazia ognuno ha le proprie idee e nessuno ha il diritto di zittirle od oltraggiarle. Ma certe posizioni, peraltro in occasione di una commemorazione ufficiale in onore di chi difese il Paese da un esercito invasore giunto a minacciare Venezia e la Val Padana, sono da considerarsi pura provocazione. Ironica ma ferma la risposta del Ministro della Difesa il quale ha fatto notare come, per quanto esagerata la fucilazione, non si potesse non punire chi, in guerra, provvedeva a salvare la pelle a discapito del commilitone in armi infrangendo inoltre un giuramento alla Patria. Il Capitano Paglia, con tono pacato ed educata determinazione, ribadisce il concetto che un giuramento solenne al Paese va rispettato sino alle estreme conseguenze. La Russa lamenta anche il tono contradditorio della sinistra ogni qualvolta ci sia da ricordare un evento concernente le Forze Armate: pare ci sia una ostilità dell’Opposizione verso le divise. C’è da ricordare a costoro che la Storia d’Italia è stata segnata da persone in uniforme, da Garibaldi ai vari Edgardo Sogno e Fumagalli. Ad esempio non ci sono stati solo i partigiani dall’abito sdrucito e con il fazzoletto rosso attorno al collo, ma anche i resistenti e il CIL (Corpo Italiano di Liberazione) con le ‘grigioverdi’ del Regio Esercito. D’altronde le bandiere di guerra di Reggimenti e Brigate sono coperte di medaglie alla resistenza. Lecito, ripeto,avere le proprie idee. Doveroso saperle affrontare con lucidità e senso critico. L’amor Patrio è uno dei pochi valori rimasti in questa Società lassista e consumistica. Ridurlo a mero nazionalismo è indecoroso e criminale. Onore dunque ai militari che hanno versato il sangue in difesa dei sacri confini. Onore ai dimonios della Sassari, agli Arditi, ai fanti e ai marinai, agli aviatori e ai dimenticati Caimani del Piave. Le polemiche lasciamole per una volta a casa. Rispettiamo le cerimonie ma soprattutto rispettiamo i morti. |
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Ultimo aggiornamento ( Tuesday 04 November 2008 )
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Scritto da Francesca Romana Fortunati
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Tuesday 04 November 2008 |
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Della Vittorio Veneto della Grande Guerra e della misera Caporetto odierna. Comando Supremo, 4 Novembre 1918, ore 12  “La guerra contro l’Austria-Ungheria che, sotto la guida di S.M. il Re, duce supremo, l’Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 Maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi è finita. La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso Ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuna divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca e un reggimento americano, contro settantatre divisioni austroungariche, è finita.”
Così inzia il Bollettino della Vittoria, il documento ufficiale emesso dal Comando Supremo che annunciava la disfatta nemica; il testo, fuso nel bronzo delle artiglierie catturate al nemico, è esposto in tutte le Caserme d’Italia: ovunque sia a portata, l’unica parte sempre lucida è sempre stata quella in cui si diceva “ è finita”. Così il 4 Novembre finiva la Grande Guerra, con la vittoria dell’Italia: primo conflitto mondiale del Secolo Breve, causò la morte di una moltitudine di giovani ragazzi, quelli che autori come la Beach ed Hemingway chiamarono lost generation. Una generazione intera perduta tra una trincea e una bomba di gas nervino, ma il cui sacrificio, coraggio ed onore non muoiono nella nostra rispettosa Memoria. Roma, 1 nov. (Adnkronos) - "Il governo intende ripristinare la festivita' del 4 novembre, ricorrenza della vittoria italiana nella grande guerra 1915-1918 e di cui quest'anno ricorre il novantesimo anniversario". Lo ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, questa mattina ai microfoni di GR Parlamento. "Il 4 novembre -ha spiegato La Russa nel corso del programma 'Radio 7'- sta per ridiventare non solo Festa Nazionale, perche' lo e' gia', ma giorno di vacanza, esattamente come lo e' il 2 giugno e come lo e' il 25 aprile". (Sin/Gs/Adnkronos) Per una buona notizia che viene riportata, ce ne sono altrettante di pessime, prima fra tutte l’appello del direttore di “Liberazione” Sansonetti: “ Boicottiamo la festa del 4 Novembre” , che invita i gentili lettori, per quel giorno, ad esporre le famigerate bandiere arcobaleno o almeno a leggere Ungaretti. Cosa aspettarsi d’altronde dai nostalgici della “ involuzione” d’ottobre antimilitaristi per partito preso se non un arcobaleno di oblio e dimenticanza in nome di una pax che suona tanto di ipocrisia? Una polemica anacronistica, sterile e vuota, che lascia il tempo che trova, ça va sans dire. Leggere invece ( notizia riportata da “Il Giornale” in data 29/10 ) che a Villafranca Padovana gli insegnanti di un istituto comprensivo con 800 alunni tra elementari e medie hanno deciso di non portare i bambini alla cerimonia di piazza perché l’alzabandiera può urtare la sensibilità degli immigrati e che “la scuola deve tutelare le minoranze”, fa pensare a quale irreparabile “disfatta” può provocare il becero multiculturalismo ipocrita e subdolo che porta soltanto alla mistificazione della realtà e della memoria. Raccontare cosa fu la Grande Guerra a dei bambini può forse far sentire discriminate le minoranze ? Può una bandiera tricolore innalzata traumatizzare inesorabilmente le giovani coscienze? La memoria collettiva è il fondamento di ogni Paese, la storia di una Nazione, benché per certi episodi anche tragica, deve essere conosciuta e rispettata da chi vive nel nostro territorio, foss’anche per un giorno, sia esso bianco o nero, musulmano o ateo. Non c’è niente di razzista nell’onorare la memoria di migliaia di morti senza nome seppelliti nel fango dell’altopiano di Asiago, o di quelli sepolti nel sacrario di Redipuglia, né nella visita del Capo dello Stato a Vittorio Veneto o nelle commemorazioni all’Altare della Patria a Roma. Negare la conoscenza e la partecipazione al sentimento collettivo, questo sì che è discriminatorio. Negare le verità in nome di una presunta unica Verità, questo sì che è razzismo. Evidentemente la scuola, prima comunità altra dalla famiglia in cui un bambino inizia ad esplorare il mondo che lo circonda e a chiedersi il perché delle cose, non insegna più i valori della memoria condivisa e del rispetto. Evidentemente per molti l’Italia è soltanto la squadra di calcio che ha vinto i Mondiali, e niente di più. E’ per questo che 3 milioni e 760 mila soldati in trincea hanno lottato? |
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Ultimo aggiornamento ( Tuesday 04 November 2008 )
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Scritto da Nico Camilli
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Wednesday 29 October 2008 |
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Raffaelli o non sa di cosa si sta parlando o fa finta di non capire. A prescindere dal decreto 133, il problema del sistema università in Italia, e anche del polo scientifico ternano, non sono i fondi, ma l’uso che di questi se ne fa. A Terni, come conferma lo stesso sindaco, ci sono corsi di laurea aperti con meno di 40 iscritti e corsi che altro non sono se non duplicati di altri già esistenti, inventati di sana pianta solo per permettere a questo o a quel professore di avere una cattedra e di nominare assistenti e collaboratori. Soltanto nella nostra città sono presenti almeno sei diverse sedi universitarie, quindi sei edifici con relativi servizi, sei portinerie e funzionari moltiplicati per sei. Raffaelli parla di un incremento di iscrizioni da 813 dell’anno passato a 850 di oggi, ma non sa, o forse non vuol sapere, che la sola facoltà di Economia, nella sede di Perugia, ha più studenti di tutto il polo scientifico di Terni. Allora di cosa stiamo parlando?
Il suo non è altro che l’ennesimo tentativo di difendere i propri interessi che coincidono con quelli di una casta universitaria sua referente. Se veramente si vuole una vera Terni città universitaria, si inizi a diminuire gli sprechi, si aboliscano gli aiuti per amici, amici degli amici e parenti, si individui un unico centro didattico, ottimizzando i servizi ed i funzionari amministrativi. Se se ne ha il coraggio, si inizino ad abolire i corsi inutili: a cosa serve “Cooperazione per lo sviluppo e la pace” a Terni se a Perugia già esiste da anni “Relazioni Internazionali”? Si punti su materie specifiche, magari legate al nostro territorio, non presenti già in sedi universitarie vicine. Secondo Raffaelli, perché scienze dell’investigazioni da sola rappresenta quasi il 50% degli studenti del polo ternano? Raffaelli rifletti o, se vuoi, ancora meglio, smetti di mentire sapendo di farlo. |
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Ultimo aggiornamento ( Wednesday 04 March 2009 )
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