Natale e Tradizione PDF Stampa E-mail
Friday 14 December 2007

S. Nicola di MIRA e la Tradizione

La navigazione sul web rivela tante sorprese. Una, graditissima, sul vero significato del Natale, sulle origini e le interpretazioni della Festa, da San Nicola al Babbo Natale bianco/rosso della Coca Cola Company.

Non voglio dilungarmi. Lascio a voi il piacere di immergervi in una lettura di grande interesse. L’ autore, “Capitan Harlock”, mi ha permesso di pubblicare il Suo post.

Buona lettura!

P.S. Visitate il suo blog! http://accapitanharlock.blogspot.com/

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Tradizione è una parola di origine latina (traditio, -onis sf) proveniente, a sua volta, da tradere (vt), “tramandare”. Con questo termine si indica quel patrimonio di tipo culturale, antropologico, sociale, &c. che di generazione in generazione da un gruppo umano viene custodito e consegnato ad un altro gruppo umano col compito che venga a sua volta custodito e tramandato. Ne deriva che è fondamentalmente un fenomeno conservativo, ma non per questo non contempla il cambiamento, l’innovazione. C’è stato addirittura chi, su questa scia, ha affermato che la tradizione è bella perché cambia! Infatti, con tale termine non si deve indicare un elemento immutabile, quasi museale, ma bensì un percorso, che pur cambiando, rimane fedele a sé stesso. La tradizione è un albero su cui si possono innestare altri frutti, è un fiume in cui si riversano atri torrenti e che si accresce grazie a percorsi carsici e a precipitazioni. In un primo momento, nel vedere le nostre città sempre più dotate di ristoranti appartenenti alle catene di multinazionali americane dedite alla ristorazione veloce, molti di noi, legati alla Tradizione, percepirono il fenomeno come un’autentica invasione, che avrebbe comportato la perdita dell’identità culturale (anche solo gastronomica!) e la conseguente imposizione di stili di vita improntati ad una malsana globalizzazione/mondializzazione. E ancora molti di noi avrebbero plaudito ad una loro messa al bando o boicottaggio o addirittura sabotaggio in nome della conservazione e preservazione dei sani e virtuosi principi tradizionali (!?). Sempre in un primo momento, gli stessi di noi, non videro di buon occhio l’arrivo dal Nuovo Mondo di feste, fino ad allora semisconosciute, come quella così detta di Halloween, coi suoi travestimenti, colle sue zucche, i suoi dolcetti o scherzetti, il suo gusto per l’orrido ed il macabro di carattere apotropaico. Ma in seguito, molti sempre di quelli che avrebbero voluto la non contaminazione delle usanze e costumanze degli antichi, in seguito ad una disamina della Storia, dovettero fare i conti colla Storia stessa. E’ essa costellata di eventi che, proprio per il fatto di essere inseriti nel corso impetuoso ed inesorabile degli accadimenti, hanno sempre avuto un inizio, una evoluzione e, a volte, una fine. E molti di essi, addirittura, iniziati in contesti del tutto differenti, a volte si sono istallati nei posti più disparati, dando vita a realtà diverse, lasciando in ognuno di essi un’impronta rimarchevole del loro passaggio, al punto tale da rappresentare, in ciascuno di quei luoghi, un elemento della Tradizione, tanto da essere rielaborati in modo tipico. E’ il caso del Natale, del Capodanno, del Carnevale e di tante altre ricorrenze, che se pur uguali, risultano tanto diverse in ogni dove, rendendo gli usi e i costumi di quei dove sempre più ricchi. Lo stesso albero di Natale, nato nel contesto tedesco, è ora uno degli elementi tradizionali natalizi più diffusi al mondo, e nessuno metterebbe in dubbio che faccia parte dell’immaginario collettivo mondiale di tale festività. O perché no, il presepe, nato in Umbria più di sette secoli fa, è ormai da tempo un simbolo della cristianità, soprattutto cattolica, in Italia tutta, ma anche in altre realtà, come nel mondo germanico, quello iberico e, non ultima per importanza, in Terra Santa. Ma sempre per rimanere nell’ambito natalizio c’è da sottolineare dell’altro. Un simbolo di sicura diffusione planetaria è Babbo (o Papà) Natale. Ma non tutti sanno che il suo personaggio, di impronta anglosassone, in quanto di origine inglese e di rielaborazione angloamericana, riprende le caratteristiche di un personaggio che si diffuse in America grazie ai primi coloni olandesi della città di NUOVA AMSTERDAM (l’attuale NUOVA YORK), di nome Sinterklaas, da cui il nome inglese Santa Claus. Questi altri non era se non quel S. Nicola di MIRA, da noi più conosciuto come S. Nicola di BARI, che in varie parti del mondo aveva (ma non sempre ha continuato ad avere!) l’abitudine di portare doni ai bimbi la notte del suo dies natalis (6 dicembre). Da ciò ne è derivata la presenza concomitante di due personaggi, ambedue collegati ad ambiti religiosi, ma uno anche con caratteristiche esterne tali, l’altro decisamente più laiche. E’ bello constatare che la tradizione occidentale, cristiana (ma non solo) possa essersi arricchita di elementi nuovi che l’abbiano resa sempre più corposa! Ma quanti di quelli che hanno aperto la porta al personaggio laico del Natale, per altro veicolato in ogni cultura soprattutto grazie ad una delle campagne pubblicitarie più riuscite nel mondo del commercio, del mercato e della vendistica globali, sono coscienti della sua figura alternativa, del suo alter ego totalmente religioso, che pur essendo più antico e più vicino alla realtà storica, anche se viene festeggiato in una data diversa (o forse proprio per questo!) avrebbe, se non un maggiore diritto, quanto meno lo stesso, di vederne conservata la memoria, continuando a trovare egualmente aperta la medesima porta? Permane nel mondo germanico, dove oltre all’arrivo di S. Nicola (la notte del 6), i bimbi tedeschi (la notte del 25) aspettano anche l’arrivo di Gesù Bambino, quelli di formazione cattolica, o di Weihnachtsmann (Uomo di Natale), quelli di formazione evangelica. Ma nelle altre parti del mondo, come purtroppo anche in Italia, la questione è fuori discussione. Se non in piccole e circoscritte zone della nostra Nazione, la memoria di S. Nicola (come portatore di doni ai bimbi) è pressocché assente. Come pure ci si potrebbe dilungare per l’attesa dell’arrivo di S. Lucia (la notte del 13), praticamente sconosciuta come distributrice di regali, o della Befana (la notte del 6 del mese venturo), che sembra non ricevere più, né da grandi né da piccini, il consenso di cui godeva un tempo dagli stessi. Allora ci sembra spontaneo chiederci se oltre alla visione senz’altro conservatrice, inutilmente protesa alla preservazione antistorica delle proprie tradizioni e alla preclusione di qualsiasi integrazione, vista come una inutile, superflua e nociva contaminazione, e alla visione senza dubbio innovatrice, pericolosamente rivolta ad un’acritica accettazione delle culture altrui, non ci sia da considerare l’opportunità di accogliere, integrare, metabolizzare e rielaborare elementi provenienti anche da altre realtà, in modo da compiere nella nostra Tradizione quell’iniezione di linfa vitale che le permetta non già di sopravvivere, ma, anzi, di vivere nello splendido percorso che ogni Tradizione ha il diritto e il dovere di effettuare, affinché, traendo spunto dal passato, non le sia precluso il futuro.

  Ulteriori link: http://it.wikipedia.org/wiki/San_Nicola_di_Mira

Ultimo aggiornamento ( Monday 17 December 2007 )
 
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